rimo Castoro per un regista di culto, tra le figure più originali del cinema contemporaneo. Ironico e irriverente, pessimista e inguaribilmente romantico ha saputo creare, grazie a uno straordinario talento visivo, un universo immediatamente riconoscibile dai tratti retrò, popolato da emarginati, daContinue
rimo Castoro per un regista di culto, tra le figure più originali del cinema contemporaneo. Ironico e irriverente, pessimista e inguaribilmente romantico ha saputo creare, grazie a uno straordinario talento visivo, un universo immediatamente riconoscibile dai tratti retrò, popolato da emarginati, da perdenti e da bizzarri rocker finlandesi. Tra i suoi film più amati, La fiammiferaia, Leningrad Cowboys go America, Ho affittato un killer, Nuvole in viaggio, L’uomo senza passato (Gran premio della giuria al Festival di Cannes 2002). Il Castoro è aggiornato al film, Le luci della sera. L'unica nota biografica rilasciata abitualmente da Kaurismäki è: “Aki Kaurismäki, nato a Orimattila nel 1957, è scrittore, regista e produttore.”
La scrittura, ancor prima della regia e della produzione, è l'attività prediletta di Kaurismäki. E Kaurismäki è innanzitutto un grande scrittore di cinema.
Nel suo libro, Patrizio Gioffredi, seguendo il filo conduttore della passione del regista per la scrittura, per il racconto che nasce da un pretesto qualsiasi, per la centralità del personaggio in ogni sua storia, ne ripercorre l’intera filmografia e la sua carriera dagli esordi fino al suo ultimo lavoro, Le luci della sera.
Kaurismäki ha dato vita a un universo cinematografico caratterizzato da personaggi alla deriva, disorientati, all’interno di spazi periferici e desolati, e di un più grande incomprensibile mondo contemporaneo. E soprattutto lo ha saputo raccontare, in modo straniato e poetico, venando ogni sua storia di uno dei tratti più caratterizzanti dei suoi film, ovvero un umorismo surreale e disperato, senza patetismi e con un estremo pudore dei sentimenti.
In questa prospettiva puramente cinematografica, Kaurismäki porta avanti un discorso di forte critica sociale. In ogni sua immagine è evidente l'inconciliabilità morale ed estetica del suo cinema, del suo universo, dei suoi personaggi nei confronti della contemporaneità ed insieme la condanna delle sue figure ad una solitudine rassegnata ai margini dello spazio, della città, del cinema stesso.