Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tContinue
Irene Wagner, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo rapida le scale di una casa non sua dopo aver fatto visita all'amante, un giovane pianista. Ma lì, su un pianerottolo, il fato la attende sotto le spoglie di una sordida ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. E Irene cede, e paga. Ma da quel momento comincia l'incubo: le richieste di denaro aumentano vertiginosamente, e lo sguardo indagatore del marito, l'avvocato Wagner, ormai la atterrisce - certo sospetta qualcosa, forse ha subodorato l'inganno. E quello che le ha fatto notare un giorno, en passant, raccontandole delle sue esperienze professionali è terribilmente vero: spesso il colpevole soffre più per la paura di essere scoperto, per l'ansia di dover nascondere il delitto, che non per il terrore del castigo; la pena, anzi, è catartica. Che fosse un tacito invito alla confessione? Maestro della suspense, Zweig pedina l'adultera, tormentata dalla ricattatrice non meno che da se stessa e divisa fra angoscia e rimorso; ne mette a nudo la psicologia, ne dipinge gli incubi, ne svela le riflessioni, tra passi falsi, decisioni sempre rinviate e scene isteriche all'amante, a torto ritenuto complice della ricattatrice: sino al coup de théâtre finale...
Madame Bovary scritto da Hitchcock
"La paura è peggio del castigo": in questa sentenza sta tutto l'assunto di questo magistrale racconto breve di Stephen Zweig, autore austriaco della prima metà del Novecento di straordinaria modernità. La paura e lo scandalo, concetto quest'ultimo fondativo della società borghese, sono gli assoluti ... (continue)
"La paura è peggio del castigo": in questa sentenza sta tutto l'assunto di questo magistrale racconto breve di Stephen Zweig, autore austriaco della prima metà del Novecento di straordinaria modernità. La paura e lo scandalo, concetto quest'ultimo fondativo della società borghese, sono gli assoluti protagonisti delle cento pagine che si leggono tutte d'un fiato, grazie alla suspence creata dall'autore. Una donna tradisce il marito e viene scoperta da una sconosciuta che prende a ricattarla, estorcendole somme via via crescenti di denaro. L'ansia, l'angoscia di Irene che teme di essere scoperta dal marito e lo scandalo che ne deriverebbe, fanno da filo conduttore dell'intera vicenda. La paura è peggio del castigo "perché alla fine il castigo è sempre qualcosa di determinato e, sia pesante o meno, è sempre meglio della spaventosa incertezza, della tremenda tensione che si prolunga all'infinito". Tesi affascinante che personalmente non condivido. Per capirci, l'attesa dell'esito di una delicata analisi medica può essere peggiore della sentenza solo se questa è felice, non lo è certo se dal referto arriva la condanna di una malattia incurabile.
Irene rischia di impazzire per il terrore che l'attanaglia e la scena in cui va dallo speziale a ordinare la morfina ricorda il suicidio di Madame Bovary. Occhio però al colpo di scena finale, degno di Hitchcock.
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