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In quarta di copertina scopro che l'autore ha dedicato vent'anni di ricerche e dieci di scrittura per scrivere questo romanzo. Sono contenta di tanta accuratezza storica, che però sarebbe forse andata sprecata se non fosse stata a disposizione di uno scrittore che sa come agganciare il lettore e ten ... (continue)
- — Mar 10, 2012 | 1 feedback
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Una storia che tutti dovrebbero conoscere. Interessante anche la parte introduttiva in cui si racconta come la storia della famiglia Cervi sia stata rielaborata nel corso degli anni.
- — Mar 10, 2012 | Add your feedback
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- Meglio tardi che Mao (3)
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Carina la confezione, un po' deludente il contenuto. Ho trovato irritante l'espediente di denominare i protagonisti con dei nomignoli invece che con il nome vero, non ho capito a cosa servisse visto che sono tutti riconoscibilissimi, almeno per chi conosceva Mao già negli anni '90.
- — Mar 10, 2012 | Add your feedback
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La guerra dei poveri
Ne "La guerra dei poveri" Nuto Revelli racconta la campagna di Russia come ufficiale degli alpini, il ritorno in Italia, l'8 settembre e la decisione di diventare partigiano, le vicende della brigata Rosselli (di cui era comandante) nelle valli del cuneese e poi in Francia, la liberazione di Cuneo. ... (continue)
Ne "La guerra dei poveri" Nuto Revelli racconta la campagna di Russia come ufficiale degli alpini, il ritorno in Italia, l'8 settembre e la decisione di diventare partigiano, le vicende della brigata Rosselli (di cui era comandante) nelle valli del cuneese e poi in Francia, la liberazione di Cuneo.
"La guerra dei poveri" nasce dal doloroso cammino personale di Revelli che in Russia si rese conto di cosa nascondesse il fascismo dietro la sua retorica eroica e roboante: poveri soldati male armati e mandati al macello, corruzione dilagante nelle retrovie, i tedeschi in teoria nostri alleati, in realtà spietati e privi di qualsiasi solidarietà verso gli italiani.
Le pagine dedicate al ritorno in Italia sono per me le più emblematiche: gli alpini convocati dalle gerarchie fasciste perché non parlino di quanto accaduto sul fronte russo, le truppe delle retrovie fatte sfilare per ingrossare le fila dei superstiti, di tutto pur di nascondere la disfatta.
Nei giorni successivi all'8 settembre, tra l'attendismo degli ufficiali italiani matura la sua scelta di diventare partigiano, per vendicare i compagni lasciati a morire nella neve.
La brigata Rosselli combatté per diverso tempo nelle valli del cuneese, poi l'avanzata delle truppe tedesche li costrinse a ripiegare in Francia: nel racconto di Revelli emergono molto bene i difficili rapporti con gli alleati inglesi e francesi, che li ritengono politicamente scomodi e li vorrebbero inquadrare tra le loro truppe, e le divergenze interne ai partigiani.
Il finale con la liberazione di Cuneo non porta sollievo: troppo penoso è il ricordo degli alpini morti in Russia, e soprattutto il ricordo del cognato Scagliosi, morto durante un'azione contro i tedeschi, di cui deve dare notizia ai familiari.
Una testimonianza straordinaria da parte di chi ha conosciuto il fascismo e l'antifascismo dal di dentro: "Mi spaventano quelli che dicono di aver sempre capito tutto, che continuano a capire tutto. Capire l’8 settembre non era facile!”
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