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- Divorzio all'islamica a viale Marconi (612)
- By Amara Lakhous
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Reading since May 12, 2012
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- L'idiota (9620)
- By Fedor M. Dostoevskij
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Reading since Jan 8, 2012
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- Tolstoj o Dostoevskij (150)
- By George Steiner
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Reading since Jul 23, 2011
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- Teach Yourself Sanskrit (5)
- Complete Course
- By Michael Coulson, James Benson, Richard Gombrich
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Reading since Mar 15, 2010
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- Turkish Grammar (6)
- By Geoffrey Lewis
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Reading since Mar 12, 2010
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- Turkish (5)
- (Teach Yourself Languages)
- By David Pollard, Asuman Celen-Pollard
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Reading since Dec 20, 2009





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- Le furie (121)
- By Janet Hobhouse
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Finished on May 12, 2012





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- La voce (642)
- By Arnaldur Indriđason
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Finished on Apr 30, 2012





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- Hotel Bosforo (446)
- By Esmahan Aykol
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Finished on Apr 25, 2012





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Lo ammetto, la Turchia mi attrae moltissimo e Istanbul mi sembra un posto con pochi eguali al mondo (dipenderà dal fatto che sono nata anche io in riva ad un bellissimo stretto?) e questa è stata la principale motivazione che mi ha attratta verso questa autrice. Ce ne sono altre: nel risguardo di co ... (continue)
- — Apr 26, 2012 | 6 feedbacks
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- Partitura d'addio (150)
- By Pascal Mercier
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Finished on Apr 21, 2012





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Per la seconda volta Pascal Mercier mi incanta. Il nostro primo incontro, casuale, fu tra le pile di libri della Feltrinelli mentre cercavo un regalo per una persona e lì incrociai Treno di notte per Lisbona; regalai quel libro, e poi qualche mese dopo lo ricomprai per me, tanto mi aveva affa ... (continue)
- — Apr 23, 2012 | 7 feedbacks
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- Troppa felicità (303)
- By Alice Munro
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Finished on Apr 17, 2012





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Se scrivessi, vorrei scrivere come Alice Munro.
Se scrivessi, vorrei scrivere quello che scrive Alice Munro.
Perché ha il dono di trasformare le cose che ci sembrano insignificanti in meraviglie, o quelle che ci sembrano superficiali in pozzi di umanità. E allora scopri che dietro le facciate dell ... (continue) - — Apr 18, 2012 | 12 feedbacks
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- La Regina di Pomerania (452)
- e altre storie di Vigàta
- By Andrea Camilleri
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Finished on Apr 13, 2012





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Credo che Camilleri custodisca nella cassaforte di casa (o sotto il materasso, come avrebbero fatto tanti viddrani protagonisti delle sue storie) una montagna di racconti, vicende, bozzetti, canovacci, spunti messi da parte negli anni e tirati fuori uno dopo l'altro, arricchendoli di volta in ... (continue)
- — Apr 15, 2012 | 4 feedbacks
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- High & Dry - Primo amore (875)
- By Banana Yoshimoto
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Finished on Apr 11, 2012





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Arieccoci, come si dice a Roma, con il più recente libro della Yoshimoto. Che poi, nuovo nuovo non è, e nemmeno il più recente, in quanto risalente al 2004. In realtà, scorrendo i titoli dell’autrice, sembra di capire che gli ultimi libri editi in Italia risalgano comunque a qualche tempo addietro, ... (continue)
- — Apr 12, 2012 | 7 feedbacks
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- Uccidere il padre (292)
- By Amélie Nothomb
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Finished on Apr 8, 2012





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36 people find this helpful




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Ventesimo libro di Amélie Nothomb, il più crudele. È vero che la sua produzione è disseminata di figure come minimo inquietanti, per non aggiungere irreali, acide, caustiche, ma in nessun libro la crudeltà ironica e tagliente di Amélie è mai giunta a queste vette.
Ennesimo breve romanzo – lungo racc ... (continue) - — Apr 8, 2012 | 6 feedbacks
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- Visera (124)
- By Varlam Šalamov
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Finished on Apr 7, 2012





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Quasi una sorta di antefatto dei terribili Racconti della Kolyma, Višera (sottotitolato dall’autore stesso “antiromanzo”) è una galleria dei personaggi e una raccolta di memorie dei fatti avvenuti tra il 1929 – data del suo primo arresto – e la partenza per Vladivostok, per la lunga de ... (continue)
- — Apr 7, 2012 | 4 feedbacks
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La voce
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Ci sono delle cose su cui mi fisso senza un motivo preciso, così, perché mi ispirano simpatia o curiosità quando non addirittura passione.
Mi attrae la Scandinavia con i suoi paesaggi, le sue atmosfere, il suo mondo così diverso dal Mediterraneo al quale sono abituata e, lasciatemelo dire, mi attrae ... (continue)
Ci sono delle cose su cui mi fisso senza un motivo preciso, così, perché mi ispirano simpatia o curiosità quando non addirittura passione.
Mi attrae la Scandinavia con i suoi paesaggi, le sue atmosfere, il suo mondo così diverso dal Mediterraneo al quale sono abituata e, lasciatemelo dire, mi attrae in certi casi anche il loro ordine e il loro rispetto per la cosa pubblica e per il bene comune, questo sconosciuto nel caos italico.
Ma se la Scandinavia mi attrae, l'Islanda proprio mi affascina. Non ci sono mai stata e mi piacerebbe immensamente andarci (lessi di un tour in bici tanti anni fa, e l'idea continua a girarmi nel cervello) e mi ripropongo di studiarne la lingua. Non perché credo di farmene chissà che dal punto di vista pratico, ma perché l'idea di una lingua rimasta per così dire congelata al medioevo e passata indenne alla dominazione danese, mantenendo la grammatica e il lessico quasi norreno mi fa venire l'acquolina in bocca.
Tutta questa premessa serve a far capire come sia bastato vedere la Ð del nome dell'autore (una runa sopravvissuta nell'alfabeto islandese) per farmi venire l'acquolina in bocca al pensiero di immergermi per qualche centinaio di pagine nelle atmosfere da circolo polare artico.
Avevo già incontrato l'agente investigativo Erlendur nel cold case La signora in verde ed è stato un piacere ritrovarlo. Non il solito sfigato alcoolista cui ci hanno abituato i cliché di certi romanzi gialli, seppure un uomo con la vita non facile, famiglia a pezzi e figlia ex tossica con un dramma irrisolto alle spalle.
Il romanzo si apre con un cadavere vestito da Babbo Natale ritrovato in una spoglia stanzetta del seminterrato di un albergo della capitale, in cui turisti e islandesi si accalcano per la festività imminente. Il morto risulta essere un ex bambino prodigio delle voci bianche (e si capisce il titolo del romanzo) caduto in disgrazia e nell'oblio. È curioso incontrare due bambini prodigio con i loro drammi in due libri letti consecutivamente e per caso (l'altro era Partitura d'addio). Non pensiate che il giallista sia da meno del filosofo Mercier nel raccontare cosa significa avere sopra di sé le aspettative di un padre, il tormento del fallimento in agguato, le lusinghe del successo; nel suo “piccolo”, Indriðason riesce benissimo. Racconta a flashback la vita del piccolo Gulli dalla voce angelica, e in presa diretta la tristezza e lo squallore della solitudine del portiere d'albergo Guðlaugur; i decenni hanno stravolto e amareggiato un uomo senza più famiglia, senza più voce, senza più talento e senza più un pubblico estasiato.
Leggete Indriðason, è uno scrittore capace e piacevole. Avvertenza d'obbligo: niente sparatorie, niente inseguimenti rocamboleschi, niente azioni alla Rambo. E aggiungo, per fortuna. Avrebbero stonato nelle quiete armoniosa della neve islandese.
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